Territorio

Cinquefrondi

Da "Terremoto calabro – siculo del 28 dicembre 1908
L’opera della Croce Rossa Italiana e del Gruppo Indipendente Fiorentino"
(foto: Chiesa del Rosario - dalla collezione privata di Natale Cutrupi)

Cinquefronde.
In questo paese di 6300 abitanti che, da i mesi era colpito da infezione vaiolosa, fu mandato, il 6 gennaio, il medico assistente di 1a classe dott. Gioacchino Casardi di Barletta con parecchi militi e due tende. Dopo non poche ricerche egli trovò nascosti nelle loro case undici vaiuolosi senza .cura alcuna, ribelli a farsi ricoverare in isolamento, tanto che fu costretto a far piantonare le loro abitazioni e curarli a domicilio fornendoli di assistenza, viveri e biancherie. Contemporaneamente aveva iniziata la vaccinazione alla éompagnia del 40 Alpini. Ma per una nuova scossa di terremoto, le famiglie tenute isolate, invase dalla paura si precipitarono all’aperto confondendosi con la popolazione, cosicchè fu urgente destinare una baracca a Lazzaretto isolate, invase dalla paura si precipitarono all’aperto confondendosi con la popolazione, cosicchè fu urgente destinare una baracca a Lazzaretto. Il succedersi di altri casi di vaiuolo, rese necessari maggiori provvedimenti onde il prof. Postempski, di concerto con l’ispettore amministrativo Genovesi, il i 2 gennaio, inviò sul luogo i medici assistenti di 1a classe dottori Ulderico Gardini e Cesare Bacci con sette militi ed il materiale dell’Ambulanza n. 8, con tende, effetti letterecci e molti disinfettanti. Detti dottori e militi benchè giunti a Cinquefronde dopo un viaggio disagiatissimo sotto una pioggia torrenziale, si posero subito, con l’aiuto degli Alpini, ad allestire un locale d’isolamento che, dopo 36 ore d’ incessante lavoro, fu pronto a ricevere sedici vaiuolosi. L’edificio si componeva di due baracche, protette da copertoni impermeabili, di cinque ambienti ciascuna, bagno per disinfezioni, spogliatoio, dormitorio, magazzino e refettorio. Vi si poterono ricoverare trenta vaiuolosi, ma fu
giuoco forza tener fronte alle minacciose opposizioni delle famiglie che si ribellavano a lasciar partire i loro malati. Tutti ebbero efficaci ed amorose cure dai detti sanitari, ai quali si era aggregata la dottoressa Carolina Matteus. In una tenda dell’ambulanza, che fu eretta sulla pubblica piazza, si eseguirono le vaccinazioni sotto la direzione del medico assistente di 1a classe dott. Bacci, ma fu d’uopo l’intervento della Pubblica forza perchè gli abitanti si rifiutavano di sottomettervisi, protestando contro la violazione del diritto d’integrità di persona: minacciavano, piangevano, si nascondevano sotto ai letti e fin sui tetti. E ciò avvenne non solo in città, ma anche nei dintorni cioè, a Manicati, S. Giorgio, Giffoni, Polistena, Melicuccà. Vinte alla perfine tante ostilità, furono eseguiti ben 5000 innesti che quasi tutti attecchirono. Oltre a ciò si medicarono 65 feriti e si fecero 250 visite ad ammalati. E non solo fu arduo il decidere gli infermi a ricoverarsi nel lazzaretto ed il disciplinare i loro colloqui colle famiglie minaccianti, ma anche il trovare le vettovaglie: alcuni militi inviati alla ricerca tornarono dopo sei ore con poche uova e pochissimo latte ottenuti a grande stento, perciò l’ispettore Genovesi fece impiantare una cucina gratuita, che funzionò egregiamente somministrando gran numero di razioni. Altrettanto bene deve dirsi della farmacia che ebbe un gran lavoro a preparare medicine anche per i Comuni di Anoia, Giffoni e Maropati. Finalmente la popolazione comprese i benefici che le arrecava la Croce Rossa e la tempestò di domande, alle quali si corrispose distribuendo viveri, generi di conforto, indumenti a 1500 persone, e 963 capi di biancherie, i 31 paia di scarpe, scialli e vesti. Il 16 febbraio la Croce Rossa lasciò Cinquefronde lodata e benedetta da quelle popolazioni che prima le erano state tanto ostili.
Oltre che nei paesi suaccennati della zona di Palmi, la Cioce Rossa prestò opera di soccorso anche a S. Anna, S. Procopio, Oppido, Archi, Pellegrina, Polistena, S. Giorgio e Rosarno, dove inviò personale di assistenza, tende, medicinali, indumenti e viveri. Provveduto così alla zona di Palmi, l’ispettore Genovesi, che come si disse fu dappertutto a dare sagge disposizioni, fu sostituito dal commissario amministrativo di 1a classe cav. Borgia Francesco, il quale pure prestò lodevolissimo servizio a proprie spese. Ebbe ai suoi ordini gli assistenti di a classe dottori Augusto Massi, Carlo Benaglia e Lorenzo Sympa ed il commissario amministrativo di 2a classe avv. Ernesto ‘Vulterini, i contabili Natali Ferdinando, Crespi Edvigo, Armuzzi Achille.
Per sua disposizione il commissario Vulterini ed alcuni militi si recarono a S. Eufernia e a Sinopoli a distribuirvi indumenti, ed egli stesso si portò a fare altrettanto a Bagnara, mentre i dottori Benaglia e Sympa, con un Camion del Genio militare, andavano a provvedere agli abitanti di Oppido e di Messignadi.
Le distribuzioni si facevano generalmente dietro presentazione di speciali buoni rilasciati, dalle autorità locali, ai riconosciuti bisognosi. Ma il commissario Borgia provvide personalmente anche in altri luoghi circostanti, nei quali non era stata fatta la emissione dei buoni, e nei giorni 16, 17, 18 marzo, sotto la direzione dei suddetti medici assistenti e del commissario Vulterini, furono lasciate coperte, lenzuola, camicie a parecchi abitanti dei Comuni di Terranuova, Cittanuova, Melicuccà, Anoia superiore ed inferiore, Maropati, Jatrinoli, Radicena, Polistena, Varapodio, Tresilico.
Il giorno 19 marzo, il medico assistente dott. Massi consegnava indumenti a Castellace, Delianova, Scido, Sitignano, Cosoleto, Acquara, S. Cristina, riscuotendo vive grazie dai maggiorenti dei paesi. Il dott. Benaglia poi andò a distribuire indumenti, medicinali e alimenti a Oppido Ospedale, Palmi Ospedale, Polistena Orfanotrofio S. Giorgio Morgeto. Il 24 marzo partì per Delianova un carro di materiali chiesti d’urgenza, di viveri, copertoni, ecc.; il 25 marzo furono spediti a Gioia Tauro due colli di indumenti, e il successivo giorno 26 il farmacista Diana andava a lasciare 40 colli di medicinali e di alimenti alla stazione di Palmi e cinque altri all’ Ospedale militare di Bagnara. Il 27 marzo, previ accordi coll’Autorità militare di Palmi, si smontarono le tende, che furono rinviate a Roma: l’armamentario chirurgico era già stato consegnato al Presidio Sanitario Militare di Palmi. Il 28 marzo si distribuirono 350 pacchi di indumenti e generi alimentari.
Il giorno 29, l’on. marchese Negrotto, assicuratosi che tutte le disposizioni più opportune erano state attivate, tolse completamente il servizio della Croce Rossa, non giudicando esservene più la necessità, e il giorno successivo partì alla volta di Reggio.