Territorio

Reggio Calabria

Da "Terremoto calabro – siculo del 28 dicembre 1908
L’opera della Croce Rossa Italiana e del Gruppo Indipendente Fiorentino"
(foto: palazzo della Prefettura - dalla collezione privata di Natale Cutrupi)

Reggio Calabria

Tre ore dopo l’annuncio in Napoli del disastro, il presidente comm. professore Gaetano Jappelli ed il vice-presidente del Sottocomitato rnarch. comm. Alfonso La Via, fecero partire per Reggio, sul piroscafo Tebe, una squadra di ii medici con militi, materiali di medicatura e di ricovero agli ordini del medico-capo Prof. Carlo Gangitano, ed il giorno 4 gennaio spedivano, sull’ Umberlo I, l’Ospedale n. 3 a Messina. In questo ospedale, costituito di io tende coi relativi materiali, erano: il medico capo Ninni cav. prof. Giovanni, i medici assistenti di 1a classe dottori Gargano Claudio, Alongi Giuseppe, Mirabelli Giuseppe, Fede Francesco, Gerardi Giuseppe, Epifani Pietro, nonchè i medici assistenti di 2’ classe dottori Dantonio Domenico, Pellecchia Alberto, Angelillo Francesco, Califano Simmaco e Vitale Ettore e i 2 militi, i quali, curati 150 feriti a Messina, furono fatti proseguire per Reggio, ove, giunti il giorno 30, piantarono sollecitamente le tende nella Villa Comunale e vi raccolsero e medicarono i feriti, senza smettere la pietosa opera durante la notte malgrado una pioggia torrenziale e le scosse di terremoto, fra i lamenti di centinaia di sventurati, sì che all’alba se n’erano già ricoverati e curati più di 200 mentre altri 200 erano stati alloggiati sotto le tende del Regio Esercito.
In complesso il nostro ospedale n. 3 ricoverò più di 500 feriti, per alcuni dei quali furono necessarie operazioni di alta chirurgia, e nell’ambulatorio si medicarono più di 200 feriti al giorno.
Il 31 dicembre i dottori Alongi, Pellecchia e Vitale accompagnarono a Napoli, sul piroscafo Ophir, 150 feriti e 200 profughi e così il i gennaio i dottori Gerardi e Dantonio condussero altri i 6o feriti a Palermo, a bordo della nave Umberto I, ritornando a Reggio il 5 gennaio.
Il giorno 3, furono distaccati a Villa S. Giovanni i medici assistenti di 2a classe dottori Di Baia Francesco e De Stefano Nicolino giunti da Messina.
A Villa 5. Giovanni e dintorni, nonchè a Catona essi medicarono un centinaio di feriti al giorno. Si recarono anche a Campo Calabro, paese molto danneggiato dal terremoto, ove erano numerosi feriti, senza medici locali, periti nel disastro: vi stabilirono un posto di soccorso nel quale medicarono 381 feriti, ricoverando inoltre e portando a guarigione altri 23 malati più gravi.
5. M. la Regina Elena, sempre prima nelle opere di pietà, fece inviare molte casse di medicinali, e S. A. R, il Duca di Genova, in una sua visita, ebbe commosse parole di incoraggiamento per quegli infelici e di elogio al personale sanitario.
A Reggio, il 6 gennaio, giungeva pure 1’ Ospedale n. 5 del Sottocomitato di Perugia al comando del medico capo dott. Zanetti Zeno, coi medici assistenti di 1a classe dottori Benni Angelo, Guerri Virgilio, Frezzolini Francesco, col farmacista Speziali Tommaso, col commissario amministrativo di 2a classe Raniero Rocchi e coi contabili di a classe Vittorio Bindocchi, Sertoli Pio, e Messa Luigi e con 31 militi, di cui quattro di Belluno e quattro di Padova; con nove tende, materiale di medicatura, conforti e viveri. L’ospedale ricoverò 24 malati, curò all’ambulatorio 331 infermi e furono fatte 159 visite a domicilio. Il giorno dopo furono distaccati a Bovi e ad Apico un ufficiale e due militi, e l’ospedale rimase a Reggio fino al 15 gennaio.
Il 6 gennaio, il medico assistente di 1a classe dott. Gerardi, di ritorno da Reggio con due militi, due soldati, due sotto ufficiali, si recò a 5. Lucia a medicare 52 feriti, ed il giorno 8 successivo, il
medico assistente dott. Mirabelli, sul Verona, accompagnò 86 feriti a Napoli ritornando il giorno 11 a Reggio.
Il gennaio, il medico assistente di 2a classe dott. Dantonio andava a Sbarra Superiore con due militi a prestar l’opera sua ad altri feriti, ed il giorno i 2, medici assistenti dottori Gerardi ed Angelillo con quattro militi, per strade impraticabili, si diressero ad Orti Superiore ed Inferiore, Arasi, Stramina, Ceraso e Vito, e, medicati 82 feriti, fecero ritorno nel giorno i 6 a Reggio.
Il i gennaio si stabilì a Reggio, presso il Ponte dell’Annunziata, un’altra ambulanza diretta dal dott. Mirabelli, e di poi anche dal medico assistente dott. Fede, dove si medicarono 6o feriti al giorno. Quegli partì poscia alla volta di Melito Porto Salvo, paese a 30 km. da Reggio, per curarvi i feriti e per elargirvi indumenti e conforti.
A Melito, fino dal 6 gennaio, era giunta una squadra di soccorso di Padova al comando del medico capo dott. cav. Gino Crescini, accompagnata dal comm. avv. Francesco Paresi, presidente del Sottocomitato di Padova. Aveva ai suoi ordini una squadra di medici non appartenenti alla Croce Rossa: i dottori Leo Cecconi, Umberto Breviliero, Ruggero Tragni, Luigi Lovadina, Cesare Merlo, Antonio Berti, Luigi Dozzi e Alessandro Peretti, e gli ingegneri Giacomo Miari e Francesco Giusti, undici laureandi in medicina e dieci in ingegneria, tre geometri e tre capo-mastri muratori.
Già il 5 gennaio a Catanzaro Marina, la detta squadra, percorrente la linea Foggia—Napoli, aveva prestati tutti i soccorsi possibili a più di un centinaio di feriti giunti da Reggio sul treno ospedale.
Alla stazione di Melito Porto Salvo, appreso che altre squadre di Modena, Reggio Emilia e Cotrone, in un all’Autorità militare avevano provveduto ai soccorsi più urgenti, il presidente comm. Paresi frazionò la squadra in piccoli drappelli, i quali durante i giorni 7, 8, 9 gennaio portarono soccorsi nei paesi limitrofi. Infatti i dottori Tragni e Lovadina cogli altri undici medici suaccennati, ed i laureandi Rossi, Ferrone, Capellari, Megich, Ferrari, Zanetti e Guidi si recarono a Pigazzi, Prunella, Motta 5. Giovanni, Cono, Capo d’Armi, Lazzoro, 5. Vincenzo, Melito Saline, Armà, S. Giuseppe, 5. Elia, Harre, Pentodattila, Montebello, Fiumara e Pollaca, a curare gli infermi e distribuire conforti, viveri e indumenti. Gli ingegneri Peretti, Miari e Giusti si adoperarono per sgomberi, dernolizioni di muri pericolanti e così a Pentodattila gli allievi ing. Veronese, Cerodamia, Cunico e Rossi, a Lazzaro la squadra dell’ ing. Giusti e l’allievo ing. Donatelli, ed a Porto Mileto i due capo-mastri Ruggero Antonio e Tu- retta Gio. Battista.
In complesso la squadra medicò ed assistette oltre 100 feriti e malati, distribuì viveri ed aiutò in ogni guisa i superstiti, rimpatriando il 10 gennaio.
L’ 11 gennaio l’on. marchese Negrotto, che aveva già disposti i servizi nella zona Sicula, si recò coll’ispettore amministrativo di 2a classe, comm. Vittorio Spataro, a rivedere la zona Calabra.
A Reggio visitò l’ospedale completo della Croce Rossa di Napoli attendato nella Villa Comunale, intensificò l’azione fra Reggio e Messina e dispose per portare soccorsi ai paesi sugli altipiani, ove, per le difficoltà naturali dell’accesso rese più gravi dalle vie sconvolte, la carità pubblica non aveva ancora potuto giungere che in misura troppo inadeguata ai tanti bisogni.
Il 17 gennaio, il prof. Ninni ispezionò Campo Calabro e fu fatto andare a Nasiti il medico assistente di 2a classe dottor Fede con bersaglieri, per la cura e trasporto di feriti a Reggio e per la distribuzione di generi di conforto e coperte, ed il giorno I 8, essendo giunto il treno ospedale XIII, furono inviati a Napoli e a Roma tutti i ricoverati nell’ ospedale.
In complesso l’ospedale del Sotto-comitato di Napoli distribuì 1000 coperte, 1000 camicie, 1000 lenzuola e molti indumenti, 2000 scatole di latte condensato, 1500 di carne in conserva e 1000 di brodo condensato. L’ ospedale fornì pure di medicature, e di conforti la Croce Verde di Roma nei pochi dì che restò a Reggio. D’accordo col comandante Cagni, il 2 1 gennaio fu impiantata
una cucina gratuita al Porto di Reggio, dalla quale si distribuirono 150 minestre al giorno; e vista la necessità di aumentarle per la. grande affluenza dei ricorrenti, fu allestita un’altra cucina che preparò fino a 400 eccellenti minestre al giorno.
Riconosciuta poi la necessità di costruire baracche in legno, particolarmente a Pellaro e San Gregorio, quasi completamente di- strutti, e a Lazzaro, Gallico, Archi, l’on. marchese Negrotto inviò alla volta di detti paesi un treno carico di legnami per costruzioni che vennero dirette dall’ ing. Zani del Genio Civile; provvide anche a far costruire in Reggio e nei paesi circostanti, delle baracche—scuole, che furono donate ai Municipi, per raccogliervi i molti fanciulli ozianti ed esposti ai pericoli, nè trascurò di fornire di mobili, d’altri effetti d’uso e di indumenti personali i molti superstiti rimasti privi di ogni cosa.
S. A. R. il duca di Genova, S. A. R. il principe ereditario di Danimarca, il Sindaco di Napoli, S. E. Casana ministro della guerra, S. E. il generale Mazzitelli, nelle loro visite, espressero parole di vivo elogio per la Croce Rossa che così abilmente ed efficacemente aveva organizzato il servizio di soccorso.
Ma diminuito ormai il bisogno del pronto soccorso, il 16 gennaio il medico capo prof. Ninni partiva col suo ospedale, lasciando a Villa 5. Giovanni i dottori Stefanile ed Epifani ed a Campo Calabro i dottori Di Baia e De Stefano, finchè non si fosse ristabilito il servizio sanitario dei medici condotti.
Fervendo tuttavia al porto di Reggio un febbrile lavoro di carico e scarico di materiali da costruzioni, la Croce Rossa istituiva anche quivi un posto di pronto soccorso per le prime cure agli operai nei casi d’infortunio, mentre Io stesso posto serviva altresì come ambulatorio sussidiario per quant’altri feriti e malati si presentassero. Questo posto, aperto al pubblico il 15 marzo, fu subito affollatissimo; n’ebbe la direzione il medico assistente di 1a classe dott. Elia Giuseppe, distaccato dal servizio dell’ospedale della Croce Rossa di Villa Lante a Roma, coadiuvato dal medico assistente di 1a classe dott. Francesco Frezzolini e da alcuni militi.
Il 10 aprile essendo partito da Reggio il comando della Croce Rossa, rimase solo il dottor Elia al detto posto di soccorso, ed egli attese anche a vigilare le costruzioni di baracche a Pellaro e San Gregorio e di una nuova baracca a Reggio, la quale, il 25 aprile, fu consegnata al comandante la Capitaneria del Porto.
Pervenuti al dott. Elia corredini per neonati, li diede tosto ai più indigenti, ed ottenute dal Comitato Centrale due baracche Firenze domandate dall’autorità militare, per servire di ricovero al1’ospizi di mendicità, ed una tenda Cassel chiesta dalla brigata d’artiglieria, le consegnò ai richiedenti. Per questa nuova elargizione, la Croce Rossa ebbe i personali ringraziamenti dal Generale De Chaurant. Anche acque minerali furono distribuite nel posto di soccorso di Reggio, in numero di 2000 bottiglie. Le medicature e rimedicature fattevi raggiunsero il n. di 802, non comprese le molte visite a domicilio. Il 30 aprile il dott. Elia fu sostituito dal dott. Massi Augusto, che continuò il servizio, curando in media 20 malati al dì, fino al 12 giugno, giorno in cui il detto posto cessò di funzionare.