Territorio

Il baraccamento

“….L’identità dei luoghi, i segni di riconoscibilità e di appartenenza del cittadino sono cumuli di macerie: le piazze, la via principale, il Duomo esemplificano emblematicamente la rottura dell’equilibrio delle forme e delle funzioni della Città. Quanti degli edifici pubblici e privati parzialmente danneggiati potevano essere recuperati?il problema delle scelte che precedettero il progetto di ricostruzione, già allora contestato, è contestato, è complesso ed apre il campo ad una serie di verifiche per capire se le scelte furono guidate da oggettivi criteri di selezione o se la speculazione privata non abbia invece condizionato l’assetto della Città futura. La scelta politica di adottare i baraccamenti per il ricovero provvisorio della popolazione superstite assume una rilevanza culturale densa di conseguenze per la futura riedificazione della Città. Interi rioni baraccati sono stati realizzati nelle aree limitrofe al centro cittadino, in prosecuzione delle arterie principali della Città, seguendo le direttrici della futura espansione urbana. Baraccamenti corsero in quartieri da cui presero il nome: Annunziata, Borrace, Caserta, Crocefisso, Gabelle, Mezzacapo, Muro Rotto, Santa Caterina, San Giorgio Extra, Santa Lucia, Scala di Giuda, Spirito Santo, Tremulini (Venoso 1988). La lungimiranza politica evitava la speculazione provata attraverso il meccanismo legislativo dell’esproprio per pubblica utilità (A. Marino 1988). Gli insediamenti baraccati, difatti, risanavano le aree esterne alla cinta urbana lungo le quali nella seconda metà dell’800 la Città si era espansa secondo logiche casuali spontanee. I tanto decantati “giardini” che coronavano il perimetro urbano di disegnato dal Mori a seguito del sisma del 1783, erano diventati un ricordo letterario in quanto la crescita edilizia provvisoria, ormai degradata, ne aveva smarrito quasi del tutto i segni. Il risanamento di queste aree e le nuove esigenze di ampliamento della città sono i due cardini sui quali si innesta il processo di ricostruzione che guarda ad una nuova immagine urbana di canoni dell’estetica tardo barocca ed ai modelli architettonici importati d’oltralpe dall’eclettismo di fine secolo. La frantumazione della proprietà edilizia all’interno della Città e di quella agricola nel suo immediato contado, perpetuatala regola dei piccolissimi appezzamenti che, lasciati in balia dello spontaneismo privato, avrebbero disegnato definitivamente un’immagine frammentata e non organica della città. Lo schema insediativo baraccato da provvisorio divenne definitivo allorquando la maglia reticolare settecentesca e prolungata la linea di costa a nord e a sud, scavalcando l’antico confine posto dai due torrenti, il Calopinace e il Santa Lucia, trasformando le aree periferiche in aree di ampliamento urbano. Valutazioni diverse devono essere fatte per i nuclei di baracche costruite all’interno della città a garantire la ripresa della vita civile e amministrativa. Baracche destinate ad ospitare uffici, servizi civili, abitazioni private, sorgono accanto alle macerie non completamente rimosse, andando ad occupare in molti casi aree pubbliche. Un fitto commercio di compravendita delle baracche, di utilizzazione temporanea, di aree su cui edificarle, interessa i proprietari di suoli in città dando vita ad un città “provvisoria”, significativa della ferma volontà cittadina di rinascita dalle macerie sullo stesso sito, nonostante i pareri discordi delle commissioni di esperti. Il bisogno di affermare la propria appartenenza ai luoghi, disegnarne la storicità,m non solo nella memoria, ma anche nella ripresa e rinascita delle forme urbane che cercano nel provvisorio la stabilità apparente, introducono nella cultura del costruire cittadino elementi fortemente innovativi e sicuramente esemplari nel caso di Reggio e di Messina. L’avanzata tecnologia costruttiva delle strutture lignee, l’uso del legno quale materiale privilegiato nelle costruzioni antisismiche, i caratteri tipologici, formali e stilistici, sono tutti fattori non privi di influenza sulla città permanente. Sono ancora da scoprire, da approfondire, i fenomeni indotti dall’uso di tali tecnologie lignee, mentre sono di più facile lettura le strette connessioni sul piano stilistico con la città odierna. Le baracche realizzate col contributo dei vari comitati di soccorso nazionali e internazionali (Croce Rossa Americana, Tedesca, Svizzera, Comitato Inglese, Norvegese, Romano), si distinguono per l’introduzione dell’ornamento in facciata. La funzione decorativa era assolta da gronde, rifiniture di porte e finestre, esili colonnine, motivi arabeggianti, mentre., in alcuni casi, la struttura diveniva essa stessa ornamento (Venoso 1988). La città ricostruita in cemento armato dagli ingegneri crea l’ornamento disegnandolo sulle facciate della case: citazione di una repertorio eclettico o non anche di un inconscio collettivo?

tratto da “Reggio Calabria nelle sue cartoline di Natale Cutrupi - (cartolina dalla collezione privata dell’autore)