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Giovanni Giolitti: "Reggio e Messina dovranno risorgere"

"I popoli forti, anziché lasciarsi abbattere dalle sventure, devono con ogni energia, proporsi di ripararvi efficacemente ed immediatamente. Messina e Reggio dovranno risorgere."

Il 28 dicembre del 1908 un terribile terremoto, ripetutosi ad intervalli e seguito da un violentissimo maremoto, devastò la punta meridionale della Calabria e quella prospiciente della Sicilia, radendo al suolo numerosi villaggi e le belle città di Messina e di Reggio e causando oltre centomila morti.

Enorme fu il dolore di tutta la nazione e grandissimo lo slancio di solidarietà per portare aiuto nelle regioni colpite.
Il re, la regina e i ministri Bertolini ed Orlando partirono subito per i luoghi del disastro, dove pure si recarono i duchi d’Aosta e di Genova; da ogni parte si organizzarono squadre di soccorso che gareggiarono con le truppe e coni marinari d’Italia e con gli equipaggi delle squadre russa, inglese, francese, e tedesca prontamente accorse.

Tutto il mondo fornì mirabile prova di solidarietà umana: comitati di soccorso si costituirono in Inghilterra, in Francia, in Germania, in America e denari e aiuti di ogni tipo giunsero in Italia.

L’8 gennaio del 1909 la Camera fu convocata straordinariamente per approvare un disegno di legge, presentato dal Governo, in favore dei danneggiati dal terremoto, disegno che stabiliva la somma di 30 milioni per la ricostruzione degli edifici pubblici, raddoppiava la tassa di bollo sui biglietti ferroviari e di navigazione e aumentava di un ventesimo le tasse sugli affari e le imposte sui terreni, sui fabbricati e sui redditi di ricchezza mobile.

In quell’occasione l’on. Giolitti, allora Presidente del Consiglio, disse: "I popoli forti, anziché lasciarsi abbattere dalle sventure, devono con ogni energia, proporsi di ripararvi efficacemente ed immediatamente. Messina e Reggio dovranno risorgere. È un impegno solenne che oggi assumono Governo e Parlamento. Ma prima che questo possa avvenire, è urgenza assoluta provvedere alle persone colpite, ricostituendo in quelle due province la vita civile, ora purtroppo distrutta".

Il giorno dopo, il disegno fu approvato con 406 voti contro 5. Il Senato lo approvò qualche giorno dopo.

Dal momento che bande di "sciacalli" si erano organizzate nelle zone colpite per commettere ruberie e saccheggi, fu proclamato nei primi del gennaio lo stato d’assedio nelle province di Messina e Reggio, che durò fino al 14 febbraio.

Inoltre, a dirigere quelle province fu mandato come commissario straordinario il generale Mazza.

Si ringrazia per il contributo di ricerca Salvatore Marrari.