Maremoto

Il sistema di allarme tsunami del Mediterraneo

A un secolo esatto dall’ultimo maremoto che sconvolse l’area dello stretto, il Mediterraneo si risveglia nel nuovo millennio pronto a dar vita ad un vero e proprio sistema di allarme tsnumai. Pronto e operativo, dicono gli esperti, a partire dal 2011. un sistema sul modello di quello già da tempo attivo ad esempio nell’oceano pacifico, nella speranza che possa essere in grado di prevenire un eventuale nuovo dramma. Il via libera è stato dato pochi mesi fa a Lisbona dagli stessi delegati dei paesi mediterranei e dell’atlantico nord orientale, riuniti nel gruppo tsunami dell’unesco, sotto la guida dello scienziato stefano tinti. Sistemi analoghi, sono già stati messi in cantiere anche ai carabi e nell’oceano indiano dopo il tragico maremoto di sumatra del dicembre 2004 con le sue oltre 300mila vittime. il nuovo allarme del mediterraneo, chiamato early warning, dovrebbe consentire di segnalare in tempo reale o quasi dopo eventuali importanti scosse sismiche la possibilità di generazione di onda anomala. Il tutto si basa su strutture per lo più già esistenti come le stazioni sismiche nazionali che ben presto dovranno essere collegate tra loro in modo da poter incrociare i dati in tempo reale, registrando il tutto minuto per minuto. L’italia ha proposto la sua capitale, roma, quale centro operativo per il nostro paese e il mediterraneo centrale, altri centri invece potrebbero essere installati in francia, grecia, turchia e Portogallo. Secondo il professor tinti, che sta curando il tutto, quattro sono le arre potenzialmente a rischio tsunami nel mediterraneo. Quelle tra l’altro già in passato colpite dal fenomeno. E quindi: calabria, Sicilia, gargano. più a est il mar di marmara davanti Istanbul, l’arco ellenico tra atene e creta, a ovest, nell’atlantico, le coste portoghesi da Lisbona, distrutta nel 1755 da un maremoto, all’algarve e poi quelle spagnole del golfo di cadice e quelle marocchine fino allo stretto di Gibilterra. Nei prossimi mesi inizierà dunque la fase pre operativa con i test sulla messa in rete delle diverse stazioni e l’incrocio dei dati. Quando nel 2011 il sistema sarà definitivamente operativo, nel giro di qualche minuto si dovrebbe poter arrivare a stabilire se un terremoto superiore ai 5,5 gradi della scala richter sia o no tsunamigentico, come viene definito dagli esperti del settore. Capace dunque di generare un maremoto e la sua intensità, dando così l’allarme in tempo ai sistemi nazionali e da qui alle popolazioni costiere per evacuare le aree interessate.