Cento Anni Dopo

Quando avremo un altro sisma così violento nello Stretto? Ripercorriamo gli eventi del passato e studiamo i "tempi di ritorno"

di Peppe Caridi - Si potrà verificare nuovamente un sisma come quello del 1908 o come quello del 1783 nello Stretto di Messina ?
E se sì, quando ?

E’ quello che si chiedono gli abitanti dell’area dello Stretto ogni giorno specie in questo periodo in cui, grazie alle celebrazioni del centenario del Terremoto del 28 dicembre 1908, quello del sisma nello Stretto è in assoluto l’argomento più discusso a livello mediatico, popolare e pubblico.

In realtà la scienza oggi ha dei profondi limiti nella prevedibilità dei terremoti: se i violenti fenomeni atmosferici e meteorologici sono prevedibili anche dversi giorni prima dell’evento, e le eruzioni dei vulcani, anche quelle più violente, si possono percepire con 36-48 ore d’anticipo, invece così non è per i terremoti che possono capitare in modo assolutamente improvviso e violento senza dare alcun preavviso.

Forse un giorno, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie, gli scenziati potranno conoscere meglio il sistema della tettonica planetaria ed arrivare a prevedere anche i terremoti, ma passeranno decenni, probabilmente secoli.
Oggi brancoliamo nel buio.

Le uniche "previsioni" che si possono azzardare sono quelle statistiche.
Ma la statistica, si sa, non è una scienza esatta perchè non si basa su elementi certi.

Quindi, continuiamo a brancolare nel buio: la scienza non sa rispondere alla domanda: "Si potrà verificare nuovamente un sisma come quello del 1908 nello Stretto di Messina? E se sì, quando?". La risposta sarebbe: "Potrebbe capitare domani come potrebbe non succedere mai più".

Sappiamo, però, che nei fondali dello Stretto passa una delle faglie più delicate del mondo e che viviamo in un territorio ad alto rischio sismico ed a frequente attività tellurica.

Analizziamo la statistica: sui "tempi di ritorno" di terremoti violenti come quello del 1908 ci sono numerose teorie, tante scuole di pensiero e quindi differenti "formule" ognuna portatrice di una propria "verità".

Analizzando la storia, non sono segnalati terremoti nè a Reggio nè a Messina nei tempi degli Antichi Greci: le prime notizie, non certe, di un sisma a Reggio Calabria risalgono al 91 a.C. ma essendo state fondate, le due città, molti secoli prima, appare "strano" come non siano rimasti alla storia documenti su possibili sismi precedenti.

In quei secoli nello Stretto non ci furono terremoti, e quindi non era un zona altamente sismica, oppure non furono rilevati e tramandati (per mille motivi ... ) ?
Impossibile saperlo.
Fatto sta che, tornando avanti nel tempo, troviamo nel 17 d.C. un altro terremoto stavolta proprio nello Stretto, a Reggio e Messina, 106 anni dopo il precedente.
Successivamente bisogna risalire al 374 d.C. (quindi dopo 357 anni dal precedente) per ritrovare tracce di un terremoto con epicentro a Reggio Calabria, e poi ancora al 650 d.C. per trovarne un altro ( 276 anni dopo il precedente) nella Sicilia nord/orientale e nel Messinese.
Ancora a Messina la terra ballò nell’853 d.C., quindi dopo 203 anni dal precedente, e poi non ci sono più notizie di terremoti fino alla scossa del 1494, quindi per ben 543 anni la terra nello Stretto non avrebbe smosso un dito (ovviamente ci furono numerosi piccoli sismi, stiamo segnalando solo quelli fortemente distruttivi).
In Calabria meridionale è segnalato un altro tragico terremoto nel 1509 quindi molto probabilmente tra fine ’400 e inizio ’500 ci fu uno sciame sismico nel settore Calabro-Siculo non indifferente.
Dopo di quella data bisogna ricorrere al famosissimo 1783 quando numerose scosse, che si susseguirono per mesi e mesi, colpirono la Calabria e il Messinese in modo mortale e devastante. Dopo circa 180 anni dal precedente sciame sismico, quello del 1783 non fu un fenomeno isolato ma un altro sciame lungo e duraturo, molto intenso e caratterizzato da frequenti scosse che durarono fino al 1786, quando nella Sicilia nord/orientale ci fu un altro terremoto di portata catastrofica.
E da lì per ritrovare il filo dei grandi eventi sismici nello Stretto arriviamo allo sciame di fine ’800 inizio ’900.
Anche il terremoto del 1908 infatti non fu un caso isolato.
Ma fu il culmine di un lungo sciame sismico che inziò a far tremare la terra in Calabria meridionale nel 1894 e che poi sia nel 1905 che nel 1907 scosse la Calabria meridionale e Messina in modo tremendamente distruttivo.
Particolarmente tragici furono i sismi del 16 novembre 1894 (100 morti, mille feriti circa, solo a Reggio Calabria), quello dell’8 settembre 1905 ( che colpì tutta la Calabria e il Messinese causando 600 morti e 300 mila senzatetto!), e quello che ebbe epicentro nella jonica il 23 ottobre 1907: il sisma di cento anni fa è da collegare a questi appena citati terremoti come culmine di uno sciame sismico molto intenso che interessò la faglia dello Stretto che tra fine ‘800 e inizio ‘900 visse un nuovo periodo d’instabilità, circa 110/120 anni dopo dello sciame sismico di fine ‘700.

Da quel giorno è tornata la calma, anche se il fenomeno del 1975 non è da sottovalutare poichè, con magnitudo di 4,5 gradi della scala Richter (quello del 1908 fu di 7,1 gradi), fu molto superficiale e poco profondo e portò un grande spavento alla popolazione dello Stretto.

Alcune teorie statistiche ipotizzano un tempo di ritorno superiore ai mille anni per un sisma dalla portata simile a quella del 1908.
Molto più spesso abbiamo invece sentito parlare di "cento anni", anche da parte di alcuni enti importanti come "ItaliaNostra", che non hanno fatto altro che creare allarmismo e timore nella popolazione, macchiandosi di catastrofismo: non sono pochi coloro che temono violenti terremoti imminenti a causa proprio del centenario, ma sono tutte bazzecole senza alcun fondamento scientifico.

Certamente un sisma come quello del 1908 oggi, nello Stretto, non avrebbe gli effetti devastanti di un tempo. Ci sarebbero molti meno morti e molta meno distruzione, per fortuna, senza ombra di dubbio: sono tantissime le abitazioni realizzate a norma antisismica e ormai entrambe le città dello Stretto si sono dotate dei rispettivi piani antisismici di protezione civile.

Purtroppo la regolarità dell’edilizia non è stata totale, e soprattutto a causa dell’abusivismo e delle speculazioni degli anni ’70 e ’80 ci ritroviamo con alcuni pesanti "buchi" urbani, sia a Messina che a Reggio, di costruzioni ad alto rischio sismico cui bisogna aggiungere la stupidità di alcuni cittadini che hanno costruito piani sopraelevati e attici dov’era vietato proprio per la regolamentazione antisismica.

Bisognerebbe mantenere sempre viva la memoria storica per evitare di incorrere negli errori del passato e di piombare nuovamente nelle grinfie della violenta natura che molto probabilmente un giorno tornerà ad accanirsi con il territorio dello Stretto.
Quando ?
Forse domani, forse mai.