Maremoto

Lo tsunami che sconvolse i fondali dello stretto

di Daniele Ingemi - Era una tranquilla e fredda mattina di fine anno, verso le 5:00 si registrò una leggera scossa, ma nulla lasciava presagire che tra circa 21 minuti l’intera area dello stretto sarebbe stata scossa dal più grande cataclisma che la storia moderna dell’intero bacino del Mediterraneo ricordi.

Alle 5:21 del 28 Dicembre 1908 dalle profondità dello stretto si erge un fortissimo boato, la terra iniziò a tremare in maniera molto violenta tra Scilla e Cariddi.

La prima forte scossa ebbe prevalente moto sussultorio, dopo un breve intervallo ne segui un’altra più forte in senso ondulatorio e poi un’altra ancora stavolta in senso "vorticoso", la più lunga e devastante che portò al completo crollo di tutti gli edifici.

Gli unici palazzi rimasti integri furono trovati spostati di alcuni gradi su se stessi.

In questo terribile terremoto venne classificato per la prima volta il "moto vorticoso", esso si generà quando la componente orizzontale (scossa ondulatoria) si incontra con la componente verticale (scossa sussultoria), la somma delle due direzioni provoca un violento movimento vorticoso che fa crollare ogni abitazione lungo l’area epicentrale.

Finito il sisma le città di Reggio e Messina si trasformarono in veri e propri cimiteri a cielo aperto.

Ad aggravare la già devastante situazione si aggiunse un altro fenomeno naturale, lo tsunami, che in alcune aree dello stretto ebbe una violenza tale da causare un numero di morti quasi superiore a quella del sisma.

A differenza di quanto si pensava fino a poco tempo fa il maremoto non è stato originato direttamente dal violento movimento tellurico che sconvolse i fondali dello stretto, anche perchè un sisma di tale potenziale non poteva alzare un muro d’acqua di quella portata.

In realtà come evidenziano recenti studi il maremoto fu una causa "indiretta" del terremoto, inoltre il luogo che ha dato origine all’onda di tsunami si trova al di fuori l’area dello stretto.

A determinare tuttò ciò sarebbe stata una grossa frana sottomarina avvenuta lungo la costa ionica a circa 80-100 km a largo di capo Taormina, lungo la ripida "scarpata continentale siciliana".

La gigantesca frana sottomarina, di un volume stimato di circa 20 km3, si sarebbe staccata dalla scarpata continentale siciliana in seguito al fortissimo movimento tellurico che interessò tutta l’area Calabro-Peloritana.

Il corpo della frana scivolando a grandissima velocità lungo gli abissi dello Ionio avrebbe favorito l’attivazione dell’onda di maremoto che una volta formata si è diretta con grande impeto verso le coste calabresi e siciliane.

In meno di 5 minuti, secondo le testimonianze dei sopravissuti raccolte dal geografo vogherese Mario Baratta (nel 1910), l’onda colpi per prima l’area prospicente l’evento franoso sottomarino, lungo la costa tra Giardini Naxos e Taormina.

In seguito il maremoto iniziò a propagarsi lungo la costa ionica messinese risalendo da sud, in direzione dello stretto, con una velocità di propagazione elevatissima, non inferiore ai 300 km/h (tipico delle onde di tsunami).

Intanto bisogna dire che furono i litorali posti nella parte meridionale dello stretto ad essere maggiormente colpiti dalle violente ondate, mentre nella parte nord e su Messina l’onda di marea arrivò molto più smorzata, con un’altezza di appena 2-3 metri sopra il livello del mare.

Questo serve a sfatare le tante leggende metropolitane che parlano di ondate colossali alte più di 20 metri, nulla di più falso.

Solo in alcuni casi l’effetto del maremoto fu veramente devastante a causa della sinuosità della costa e nell’orientazione rispetto all’epicentro del sisma.

Cosi le onde più elevate si ebbero proprio nelle piccole insenature la cui concavità è rivolta verso lo stretto, come a capo S.alessio o a capo Schiso, e piccolo nei casi opposti, come nella costa interna di Isolabella (Taormina) e in alcuni punti di Giardini.

Dai dati a nostra disposizione possiamo notare come il valore più elevato in tutta la costa siciliana si registrò proprio a capo S.Alessio dove l’onda raggiunse un picco massimo di quasi 12 metri sul livello del mare, radendo al suolo quel che restava del piccolo borgo di pescatori.

A Messina furono maggiormente colpiti i numerosi casali della zona sud della città, lungo l’antica via del dromo.

Al terrificante maremoto si deve la completa distruzione del famoso borgo marinaro di Cala S.Paolo (l’attuale Briga marina), qui le ondate alte fino a 8-9 metri annegarono decine di persone risucchiando a largo i corpi dei numerosi superstidi del sisma che cercavano un rifugio sicuro nella spiaggia.

Lo tsunami oltre a Cala S.Paolo devastò tutti gli altri centri situati in prossimità della spiaggia, come Giampilieri, Galati marina e S.Margherita.

Su Messina, come già accenato, le ondate arrivarono circa 10-15 minuti dopo l’evento sismico, solo lungo la foce del torrente Portalegna (l’attuale cavalcavia ad angolo con la via Don Blasco) si raggiunsero altezze maggiori fino a 6 metri.

Nel porto l’onda arrivò già ulteriormente indebolita dopo aver superato la penisola di S.Ranieri con un’altezza relativamente piccola.

Sul litorale nord le altezze poi vanno a ridursi sensibilmente arrivando a misurare pochi centimetri a ridosso di capo Peloro (estremo lembo nord-orientale della Sicilia).

Diverso invece è il discorso che va fatto per la costa calabra, anche qui le altezze vanno a crescere man mano che ci avviciniamo allo Ionio.

La città di Reggio, posta pochi chilometri più a sud di Messina, l’onda che penetrò da sud-ovest creò autentici disastri andando ad inabissare l’intera banchina del porto che sprofondò in mare.

Ma proprio nella zona di Pellaro, poco a sud di Reggio, si ebbero i maggiori danni, qui probabilmente si raggiunsero i 12 metri d’altezza.

Il maremoto fece deragliare persino un treno che in quel momento stava transitando vicino la zona di Pellaro, il riflusso fu talmente forte da trascinare a mare diversi carri.

Ora in conclusione dell’articolo vi riporto tutte le altezze del maremoto descritte nel libro di Giovanni Platania, "Il maremoto dello stretto di Messina del 28 Dicembre 1908".

Le misure (in metri), nell’intenzione dell’autore, rappresentano l’altezza dell’onda sul livello del mare.

In effetti le misure prese lungo i porti o a terra rappresentano l’altezza che ha raggiunto l’acqua sui muri di una casa, lungo la scarpata della ferrovie o su un’altro punto di riferimento.

Ecco tutte le altezze d’onda in Sicilia e nel Messinese, in ordine geografico da nord a sud:

Torre Faro 0.80 m.
Grotte 2.80 m.
Pace 4.70 m.
Paradiso (contrada Casicelle) 3.70 m.
Paradiso (a sud del villaggio) 2.40 m.
Messina (brigata marittima di P.S.) 3.0 m.
Messina (S.Raineri, difesa marittima) 3.0 m.
Messina (faro di S.Raineri) 2.60 m.
Messina (foce torrente Portalegna) 6.00 m.
Galati Marina (villa Rizzotto) 8.00 m.
Briga Marina (S.Paolo, casa Panarello) 8.50 m.
Giampilieri Marina (casa Palazzolo) 7.20 m.
Scaletta (casa Crimi) 8.00 m.
Itala marina (torrente) 7.90 m.
Ali Marina (torrente Bagni) 6.85 m.
Ali Marina (contrada Malambri) 7.30 m.
Ali Marina (torrente Mastroguglielmo) 8.40 m.
Nizza di Sicilia (quartiere nave) 9.20 m.
Roccalumera (contrada Farina) 8.00 m.
Roccalumera (via Casazza) 7.00 m.
S.Teresa di Riva (contrada Furci) 5.80 m.
S.Teresa di Riva (contrada Bucalo) 6.10 m.
S.Teresa di Riva (contrada Baracca) 6.00 m.
S.Alessio (contrada Senna) 7.10 m.
Capo S.Alessio (presso la galleria) 11.70 m. (massima altezza in Sicilia)
Letojanni (a sud della galleria) 5.00 m.
Letojanni (villa Spisone) 5.85 m.
Isolabella (costa interna) 4.00 m.
Giardini (stazione ferroviaria) 9.00 m.
Giardini (capo Schisò, casa Lombardo) 8.20 m.
Fondachello (casa d’Agata) 5.60 m.
Riposto (lanterna) 5.80 m.
Torre di Archirafi 5.70 m.
S.Tecla (a sud del villaggio) 5.70 m.
Acireale (rada) 3.70 m.
Aci Trezza (stabilimento Amenta) 7.10 m.
Aci Trezza (scalo) 5.00 m.
Ognina (bottega) 5.00 m.
Ognina (porto di Ulisse) 3.30 m.
Catania (casotto del maregorafo) 2.70 m.
Augusta (salina regina) 1.85 m.
Augusta (ponti di campagna) 2.00 m.
Siracusa (ponte del canal grande) 1.60 m.
Capo Passero 1.50 m.